Irréversible – Recensione

Irréversible - Recensione
Irréversible - Recensione

Il film shock di Cannes 2002 compie 20 anni e ci chiediamo se sia ancora “scandaloso”. La recensione di Irréversible

Irreversible di Gaspar Noé, il film celebre per lo stupro cinematografico più scabroso mai girato, esce nel 2002 in anteprima a Cannes e fa incetta di minacce, applausi e pubblico schifato che abbandona anzitempo la proiezione. Oggi, grazie a un’ottima edizione limitata di Midnight Factory, disponibile in DVD e Blu-ray, possiamo ripercorrere l’odissea di un’opera controversa fin dalla sua realizzazione; edizione dove troveremo l’original cut e uno straight cut che stravolge il montaggio in reversi per una linea temporale della storia più normale (chi conosce l’opera sa a cosa ci riferiamo, dando come punto di riferimento il Memento di Nolan, spesso citato dallo stesso regista come fonte d’ispirazione) e un sacco di interviste sulla lavorazione.

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Il film, per chi ancora non ha avuto la fortuna di farsi sconvolgere, narra di un menage a trois platonico fra la coppia, nel film come nella vita, formata da Marcus (Vincent Cassel) e Alexia (Monica Bellucci) e l’ex di quest’ultima Pierre (Albert Dupontel): i tre si muovono all’unisono nella parte centrale della trama, in una sorta di botta e risposta molto brillante e vicino all’umorismo sessuale e cerebrale di Woody Allen, dove i tre ricoprono i loro rispettivi ruoli: Marcus, bello e istintivo, di una bellezza primitiva al punto di essere schernito come un primate da Pierre, questi riflessivo, introspettivo ma mordace armato di dialettica e nostalgia per Alexia, dolce e sensuale, una madre natura al centro delle schermaglie fra l’intelletto e l’istinto, ma tutte e tre uniti da un sincero affetto e ammirazione per ognuno di essi.

La particolare struttura temporale ci fa conoscere e affezionare ai personaggi quando già sappiamo del loro epilogo: Alexia viene stuprata selvaggiamente al punto da ridurla in coma e per questo Marcus, seguito da un Pierre che prova a farlo rinsavire, va in cerca del suo carnefice offuscato dalla sua sete incontrollata di vendetta.

Tutto questo avviene subito nel primo blocco, privati come spettatori della crescita del climax catartico della violenza tipica del genere, sopraffatti da immagini e suoni sincopati e da una violenza esplicita e gore, di solito caricaturale e in quest’opera invece cruda e realistica: come crudo e realistico, oltre che insostenibile, è la celebre scena di stupro che avverrà subito dopo.

Ogni blocco di film coprirà circa una decina di minuti (andando un po’ a memoria) seguendo la vicenda a ritroso così come già nel Memento citato nell’articolo: l’espediente venne usato anni or sono in un’opera teatrale di Pinter e recuperato sia da Nolan che da Noé, così da poter capire e svelare le vite dei protagonisti, della loro discesa verso l’abisso e l’inevitabile. L’irreversibile del titolo è la fatalità del male quotidiano, quel male che può irrompere nella vita di chiunque in maniera insospettabile e che bloccherà qualsiasi possibilità di tornare indietro alla normalità.

Come già detto, il climax catartico non solo viene privato allo spettatore, ma lo scavare nelle vite di Marcus e Alexia, della loro storia d’amore normale, quasi da coppia borghese, così lontani dalle brutture della società moderna, così impigliati nelle loro dinamiche di coppia, fra incomprensioni, effusioni nel privato, piccoli tradimenti, nostalgie e malinconie, possibilità di felicità precluse o possibili, un ventaglio di opzioni che verranno, anzi sono già state spazzate via, sia dallo stupro che dall’omicidio perpetrato (questo magari non ve lo spoileriamo se vorreste recuperare questo incredibile film) per vendetta.

Irréversible voleva essere l’Eyes Wide Shut di Noé, un proto Love (opera che girerà dopo Enter The Void) che avrà forma e pubblicazione grazie anche a Netflix, e finisce per diventare in corso d’opera, con due pagine di sceneggiatura abbozzata e dei finanziamenti arrivati grazie al coraggio di produttori lungimiranti e l’entusiasmo di Monica Bellucci, una delle opere più affascinanti ma insostenibili del genere.

Irréversible è anche campo di studio per Noé: dal punto di vista stilistico, con quella camera a mano che osserva fluttuando, poi ripresa con aspirazioni ancora più alte nel successivo Enter the Void; dal punto di vista narrativo, con rimandi alle opere precedenti (Seul contre Tous, altro film scandalo) e disseminando la narrazione di citazioni più o meno colte; ma soprattutto dal punto di vista sociale, superato l’effetto shock dei primi venti minuti, dove potremo trovare, oltre alla già citata dicotomia istinto/intelletto, anche uno spaccato sulla società francese metropolitana, il dilagante serpeggiare di razzismo, omofobia, lotta di classe, disprezzo per la borghesia, esortazione alla violenza come unica risposta, eccessi di droghe e sesso e incomunicabilità fra le parti.

Irréversible è un aforisma di Cioran stropicciato: un po’ quella questione della caducità della vita, durante però un rave party. O almeno una volta, ora che non ci saranno più rave party non vi sarà più violenza, disparità sociale, stupri e violenza ingiustificata. No?

Titolo: Irréversible
Titolo originale: Irréversible
Regia: Gaspar Noé
Attori: Monica Bellucci, Vincent Cassel, Alber Dupontel, Joe Prestia
Paese: Francia
Anno: 2002
Genere: Drammatico, rape and revenge
Durata: 97 minuti