Tremors: A Cold Day in Hell – Recensione

Tremors: A Cold Day in Hell - Recensione
Tremors: A Cold Day in Hell – Recensione

Arriva in home video il nuovo capitolo della saga sui Graboid. La recensione di Tremors: A Cold Day in Hell.

A distanza di 3 anni, Don Michael Paul torna al posto di comando per girare il sesto capitolo della saga: Tremors: a cold day in hell, un altro avvincente film per i fan dei graboid e dei più recenti Ass Blasters. Correva l’anno 1990 quando comparvero per la prima volta questi enormi vermoni del sottosuolo in un ottimo film diretto da un semi-sconosciuto Ron Underwood e interpretato da un giovane Kevin Bacon. Una novità, ma con diversi richiami ai film horror fantascientifici degli anni ’50, che ha saputo catturare l’attenzione ed interessare il pubblico tanto da riprodursi e prolificare in molteplici sequel negli anni seguenti. E a distanza di ben 28 anni, si possono ancora seguire le vicende di queste creature primitive che nell’arco dei film si sono evolute e modificate diventando sempre più complicati e ovviamente mortali.

Drag me to fest

Nel prologo vediamo un gruppo di scienziati glaciologi mentre perforano il ghiaccio e risvegliano involontariamente degli antichi graboid dormienti, probabilmente bloccati nel  ghiaccio da milioni di anni. Dopodiché rincontriamo l’intrepido e temerario Burt Gummer (Michael Gross) che, ritornato a casa a Perfection in Nevada, dopo le vicende che lo hanno portato in Sud Africa in Tremors 5, gestisce il negozio di Walter Chang, ma gli affari non vanno granché bene e Burt ha seri problemi con il fisco. Quando riceve una richiesta di aiuto dalla dottoressa Rita Sims (Tanya van Graan, già vista in Starship Troopers 3) e la sua tirocinante Valerie (Jamie-Lee Money), che si trovano circondate da Graboid e Ass Blasters nel freddo Canada, Burt non perde tempo e si lancia in una nuova missione affiancato ancora una volta dal figlio Travis (Jamie Kennedy), introdotto nel capitolo precedente, che lo convince a farsi portare ed addestrare.

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Se c’è una cosa sulla quale sono tutti d’accordo è che i graboid non deludono mai. Tremors: a cold day in hell, come i precedenti capitoli, si lascia guardare senza nessuna pretesa e di conseguenza nessuna delusione o critica possibile. È scorrevole, veloce e mantiene la sua costante linea guida di mostrare poco splatter umano, ma sbizzarrirsi in quello dei potenti vermoni dal sangue arancione. La figura di Burt Gummer continua ad essere il fulcro di ogni episodio ma Michael Gross è vicino ai 71 anni e, per quanto sia ancora dinamico e in gamba, non può assicurare troppi nuovi sequel (si parla già di un Tremors 7 in lavorazione), per questa ragione è probabile che stiano cercando di passare lo scettro di “Cacciatore di Graboid” al figlio interpretato da Jamie Kennedy. Siamo già al secondo capitolo in cui cercano di spingerlo a forza nel ruolo del simpaticone per farlo risultare gradevole al pubblico ma soprattutto per eleggerlo degno sostituto dell’anziano padre. Un’impresa ardua per gli appassionati che seguono Burt da 28 anni, difficile ma non impossibile, staremo a vedere.

Tremors: a cold day in hell è l’ennesimo buon capitolo di una saga che forse passa un po’  inosservata, ma che sicuramente non lascia scontenti. Un mix di fantascienza mescolata ad un po’ di splatter creativo, scambio di battute che ricordano vecchi film e personaggi schietti e realistici.

RASSEGNA PANORAMICA
Giudizio
Amante dell'horror, dell'arte, della musica heavy metal e della scrittura, amo i gatti e colleziono tatuaggi in giro per il corpo. Ex modella goth, riempio le giornate con film, serie tv e videogames. - L'oscurità; è lei la mia vera luce. (Pinhead) -
tremors-a-cold-day-in-hell-recensioneTremors: a cold day in hell è l’ennesimo buon capitolo di una saga che forse passa un po’  inosservata, ma che sicuramente non lascia scontenti. Un mix di fantascienza mescolata ad un po’ di splatter creativo, scambio di battute che ricordano vecchi film e personaggi schietti e realistici.